Personaggi

Intervista a Luciano Emiliani 2° parte [Fermenti]

12 Nov , 2014  

Subcity-Fermenti-Virginia Marrone

La seconda parte dell’intervista a Luciano Emiliani “uno di quelli che si trovano a pieno agio nei teatri come nelle piazze”: dalle Ombre ai Double-face prosegue le chiacchierata con Lucianino.

Luciano Emiliani, sulla soglia delle cinquanta primavere, è un artista in «continuo divenire», che ha iniziato involontariamente come pittore sui muri cittadini per diventare pittore su tela, poeta, attore. Stavolta ci incontriamo nel suo “angolino” personale in Via Principessa di Piemonte a Chieti per sentir parlare direttamente da lui del suo percorso.

Subcity-culture-Chieti

D: Prima di allora (prima delle ombre) già dipingevi? – R: Sì, già dipingevo la natura. – D: E queste tele? – R: Le ho fatte strada facendo!

 

Subcity-Fermenti-Virginia Marrone

D: Questo double-face qui come si intitola? – R: Le tre mele. Questa la vorrebbero acquistare in molti, ma non gliela darò mai!

D: Sei anche un tecnico della materia!

R: Sì, sono molto bravo a lavorare il plexiglass. Ho iniziato senza starmi a fare la pippa mentale; vai, lavori, quando è finito il lavoro ti fai la domanda “Che cazzo è?” E lì continui ad inventare, perchè non lo sai manco tu!

Fermenti-Lucianino-Chieti

D: Tu credi esista una sorta di memoria collettiva?

R: Certo! Ma per comprenderla occorre la conoscenza del passato, la ricerca: vedo il mondo moderno come un uovo che ignora di essere stato fatto da una gallina e non crescerà mai.

D: Quindi a cosa serve, secondo te, la cultura?

R: Serve semplicemente ad evitare gli equivoci, come diceva Borges. A questo serve la cultura, altrimenti è facile fare il rifacimento di un rifacimento di un rifacimento di qualcosa che grandi uomini hanno già fatto prima. Tu ce l’hai dentro a livello cromosomico ma non sai esporla nella maniera migliore perchè non sai che la tradizione, come diceva anche Edoardo di Filippo, può essere anche trampolino di lancio.

D: Dunque lo studio del passato è fondamentale?

R: Certo che lo è, soprattutto per i ragazzi!

 Subcity-Culture-Fermenti

Subcity-Fermenti-Virginia Marrone

D: Ma la scelta dei soggetti nel tuo caso da dove viene?

R: Nel caso dei double-face è improvvisazione pittorica, dove il colore è matematica. Basta che metti un colore e tutti gli altri vengono dietro; poi c’è il gioco dei complementari.

D: Queste forme vengono dal mondo onirico?

R: Assolutamente si! C’è un divenire, ma non posso dirti se c’è qualcosa di inquietante o no.

D: Perchè non partecipi spesso alle collettive?

R: Perchè devi trasportare i quadri ma nessuno ti da una lira, però comunque devi spendere qualcosa…

D: Più o meno quanto tempo ti ci è voluto a fare tutto ciò?

R: Questi te li porti piano piano, negli anni…

Luciano Emiliani - Chieti

Quest’opera bella grande, invece, è una di quelle che mi piace di più: sono io, si intitola Andando su di una stella, e rappresenta un episodio che mi è successo veramente, per un attimo ho avuto un’illuminazione e sono partito.

Qui ci sono io, quello con il pennello, che sono appena atterrato e passeggio sulla stella, no?

D: E invece dietro cosa c’è? Con tutte queste stelle e biglie?

 Subcity-News-Culture

R: Questo rappresenta il momento in cui sono arrivato in mezzo alle stelle, e poco dopo sono atterrato. Questo lato quando lo vedi al buio diventa tutto fosforescente.

D: Uau! Ma questi quadri così complessi sono stati ideati per essere appesi al centro di una stanza oppure si appendono come quadri normali per essere rigirati di tanto in tanto?

R: No, non sono fatti per stare in mezzo a una stanza. Li rigiri semplicemente…

D: I materiali che utilizzi?

R: Colori a olio, plexiglass, cornici di legno che faccio io personalmente…

D: Le realizzi davvero tutte tu?

R: Sì, Sono obbligato ad essere anche un po’ artigiano perchè spesso se vai a parlare con gli artigiani non ti capiscono! Non esiste più, per esempio, il vero falegname; oggi con il macchinario si fanno solo linee orizzontali e verticali.

D: Quindi manca un artigiano?

R: Sì! Manca l’artigiano vero, manca la bottega.

 Subcity-News-Culture

D: Riguardando queste foto mi tornano in mente tutte le tue esperienze con il teatro, i tuoi studi sulla tradizione e sull’interpretazione di Vola Vola (qualcosa a riguardo si è detto anche nella prima parte dell’intervista).

Da artista camaleontico e dinamico quale sei tu, con qualche bel punto fermo alle spalle ma nonostante tutto con una strada davanti da percorrere, che cosa consigileresti a un ragazzo che sogna di diventare artista oggi?

R: Di non credere a nessuno, solo a se stesso; di non sentire le puttanate degli altri, ma di discernere la critica positiva da quella negativa. Il giovane deve credere in se stesso, perchè ha ragione. Purtroppo gli si dice male spesso, perchè molti sono ignoranti: è chiaro, nessuno dice un cacchio! Le cose te le devi fare da solo.

D: Come si fa?

R: Ti devi trovare il maestro, che è colui che ti fa uscire fuori quello che hai; non è colui che ti tarpa le ali, quello è un assassino.

 Luciano Emiliani Chieti

Un particolare nell’”angolino” di Luciano Emiliani in Via Principessa di Piemonte, con sullo sfondo il dettaglio di una sua opera firmata.

Cos’altro aggiungere su Lucianino, se non che si tratta di una persona generosa e dall’instancabile ricerca di se’, un animale sociale che trova nella riscoperta quotidiana della bellezza il naturale accrescimento della propria, eterogenea opera?

Ricordo perfettamente le sue ombre, le stelle e le scritte sorprendenti, capaci di animare inaspettatamente superfici amene come recinzioni dei lavori in centro storico, muri, stradine asfaltate; queste invenzioni essenziali e ricercate chiedevano alla propria immaginazione di inventare una storia, liberando per un attimo i pensieri dalla grigia e monotona conformità urbana.

Oggi, potendo parlare a tu per tu con lui, sono felice di percepire la stessa identica, forte indipendenza di allora, la creatività vulcanica di un artista ora più consapevole del proprio ruolo e da più di vent’anni osservatore e sprone accorto di Chieti e dintorni.

Foto di Virginia Marrone

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Personaggi

Lucianino e le sue ombre: Intervista a Luciano Emiliani, prima parte [Fermenti]

3 Ott , 2014  

Ogni paese, città, periferia e zona abitata che si rispetti presenta almeno un personaggio, uno di quelli conosciuti e riconosciuti da tutti, uno di quelli che è sempre un piacere incontrare perché attento, gentile, vivo, uno di quelli che si trovano a pieno agio nei teatri come nelle piazze.

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Un collezionista nel Pallone: Renato Mariotti [Fermenti]

7 Lug , 2014  

Nel primo campionato mondiale in assoluto del 1930
Ecco il primo appuntamento con Fermenti, interviste seriali a cura di Virginia Marrone, intenta a farci scoprire le realtà associative che si propongono come linfa dello sviluppo e dell’innovazione della cultura, dell’arte e della società abruzzesi.

Renato Mariotti, originario di Loreto Aprutino, classe ’64, portiere di calcio fin dall’età di otto anni, della sua passione per il pallone conserva tanti bei ricordi, certo, ma di quelli che vanno ben oltre le esperienze vissute sul campo o giocate da protagonista. Amante e sostenitore attivo di questo sport, Renato studia, cerca, recupera e conserva ricordi ben più tangibili, più o meno remoti, realizzati in pezza, cuoio, spugna, carta, gomma e chissà quali altri materiali. Questi cimeli raccontano di un Calcio dalla rilevanza storica e culturale indiscutibili.

il mondiale nel pallone-Remo Mariotti-Chieti

Il mondiale nel pallone, Museo palazzo de’ Mayo, Chieti.

Da tale dedizione e dalla collaborazione tra diversi enti nasce l’idea della mostra “Il Mondiale nel Pallone. La storia dei mondiali di calcio dal 1930 al 2010”, ospitata nelle sale dello Spazio Esposizioni Temporanee di Palazzo de’ Mayo a Chieti fino al 13 Luglio, giorno fatidico per gli attuali mondiali brasiliani.

Questa mostra gode del patrocinio morale affatto casuale dell’Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) ed è stata curata in ogni sua fase realizzativa dall’associazione onlus Erga Omnes di Chieti, organizzatrice tra l’altro della serata musicale Rock’N’Admo, raccontata anche da noi di Subcity.

il mondiale nel pallone-Remo Mariotti-Chieti

 Le locandine di alcuni mondiali

 Nella mostra “Il Modiale nel pallone”, tutt’altro che scontata e ammirata finora da circa 300 visitatori, persino la diffusione audio concorre a riportare alla mente gioie e dolori mai del tutto sopiti del nostro calcio nazionale. Percorrendo le sale climatizzate con Renato Mariotti, ho la fortuna di conoscere meglio l’origine del tutto, cioè l’attento, paziente e generoso collezionista loretese.

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Il collezionista Renato Mariotti con il pallone donato all’AISLA 

D: Ciao Renato, cos’è per te la mostra “Il Mondiale nel Pallone”, in sole 3 parole?

R: Lo specchio dell’anima.

D: Com’è iniziata la tua avventura nel calcio?

R: Dall’età di 8 anni ho iniziato a giocare a calcio nella squadra “ASD LAURETUM 1952” del mio paese, Loreto Aprutino. A 17 anni sono stato ceduto al Chieti Calcio in C2 e lì sono rimasto per due campionati. Dopo la parentesi del Servizio Militare ho militato in alcune squadre dei campionati minori in prima e seconda categoria al fine di conciliare lo sport con gli impegni di lavoro. Ho lasciato il calcio giocato all’età di 30 anni e dal 2000 sono diventato preparatore dei portieri delle giovanili della ASD LAURETUM. Dal 2007 invece sono dirigente del settore giovanile e prima squadra della ASD LAURETUM.

Un pallone di pezza

 Un pallone di pezza

D: Sempre attivo nel calcio, quindi, sia dentro che fuori dal campo. E la tua avventura da collezionista di cimeli calcistici quando è iniziata?

R: Dal 2005 ho iniziato a raccogliere oggetti legati al calcio, in particolare palloni e scarpette, dopo che a mio figlio è stato regalato il pallone dei mondiali 2002, il Fevernova. Da quel momento in poi mi sono appassionato e sono andato alla ricerca di video e immagini soprattutto per capire come erano i modelli di palloni e scarpini degli anni precedenti alla II guerra mondiale: è nata così una passione quasi viscerale.

palloni Telstar del 1974 (a sinistra) e il pallone Tango Durlast

Palloni Telstar del 1974 (a sinistra) e il pallone Tango Durlast.  

D: A quale oggetto, tra quelli in mostra, sei più affezionato?

R: Il pallone Fevernova del mondiale 2002, in mostra nell’ultima sala del percorso espositivo.

La prima partita internazionale si gioca il 30 novembre 1872

La prima partita internazionale si gioca il 30 novembre 1872: ecco il pallone.

D: La differenza più grande tra un pallone ufficiale di oggi e uno di fine ‘800?

R: Un pallone ufficiale di oggi lo si guarda e poi col tempo resta quasi indifferente nella memoria, mentre il pallone di fine ‘800 più lo si guarda e più rimane impresso, è come se guardandolo si vedesse anche la persona che l’ha costruito e le persone che lo hanno preso a calci.

D: Puoi dirmi come e dove trovi i pezzi scelti così oculatamente?

R: Dal 2005 è stata una ricerca continua sul web ed è stata l’occasione per conoscere altri appassionati.

D: …quindi dalla rete della porta sei passato ad una rete sconfinata.

R: La ricerca naturalmente è avvenuta in tutto il mondo. Fino a tre o quattro anni fa in pratica non esistevano collezionisti “ufficiali”, quindi io e i pochi altri appassionati di calcio incontrati in rete possiamo definirci “pionieri” di questo tipo di collezionismo.

D: A chi potrebbe rivolgersi una persona che oggi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

R: Chi volesse affacciarsi per la prima volta su questo mondo può tranquillamente contattarmi per email, che è renato.matteo1@libero.it. Sarò disponibile a dare qualsiasi chiarimento e/o consiglio.

Nel primo campionato mondiale in assoluto del 1930

Primo campionato mondiale in assoluto del 1930: i due palloni.

D: Che situazione vive l’Abruzzo in merito a questo particolarissimo settore del collezionismo? Conosci altri appassionati come te?

R: Sinceramente credo che in Abruzzo non ci siano collezionisti del genere e comunque non mi è mai capitato di incontrarne sul web. Mi sento di poter affermare con una certa precisione che in Italia ci sono cinque o sei collezionisti e nel mondo non più di una decina, relativamente al numero di palloni esposti nella mostra “Il mondiale nel pallone”. Per quanto riguarda la collezione di scarpe da calcio, invece, forse in tutto il mondo e in particolare in Germania, esiste una sola collezione allo stesso livello di quelle esposte qui.

D: In questa mostra si respirano momenti di storia, non solo calcistica. Quale notizia ti ha colpito più di tutte quando ne sei venuto a conoscenza?

R: Nei primi mondiali le squadre che partecipavano dovevano imbarcarsi sulle navi per diversi mesi tra andata e ritorno.

D: Uau!

R: Già, a pensarci sembra quasi una migrazione di popoli…

Cimeli del mondiale del 1954 giocato in Svizzera

Cimeli del mondiale del 1954 giocato in Svizzera 

D: Vivi il calcio a 360°, sia da appassionato che da addetto ai lavori: cosa prenderesti a calci del calcio attuale e che cosa, invece, ritieni sia rimasto immutato o desideri che non scompaia?

R: A metà degli anni ’90 il calcio professionistico, che comunque viveva di cosiddetta passione dilettantistica, ha subìto una profonda trasformazione. Le società di calcio sono diventate vere e proprie industrie e con l’avvento delle sponsorizzazioni hanno iniziato a creare il “prodotto calciatore”, quasi un robot. Questo ha una certa logica commerciale e non ci si può fare nulla. Quello che invece bisogna cercare di fare è rieducare il calcio dilettantistico al fine di fare guardare, soprattutto ai giovanissimi, il calcio nella giusta dimensione e quindi scardinare dal calcio dilettantistico quella parte negativa che ci si è annidiata: IL PEGGIO DEL CALCIO PROFESSIONISTICO.

Alcuni cimeli delle edizioni dei mondiali anni'70

Alcuni cimeli delle edizioni dei mondiali anni ’70 

D: Cosa ti ha spinto a esporre la collezione? Come sei riuscito a mettere in pratica la tua idea?

R: L’idea di esporre la collezione è nata da qualche mese, così, solo per gioco; poi parlando con la mia compagna Carla abbiamo convenuto che probabilmente la mostra avrebbe potuto riscuotere successo di partecipazione e quindi riuscire ad attirare l’attenzione su problematiche sociali importanti. E’ lei, Carla, che mi ha suggerito di contattare l’ AISLA per capire se sarebbero stati disposti a patrocinare la mostra, e grazie a quell’occasione abbiamo incontrato il caro Pasquale Elia, presidente dell’Associazione Erga Omnes, ed è partito tutto. E’ proprio il caso di dire: “quasi per gioco”!

D: Ti va di ringraziare qualcuno in particolare?

R: Per quanto concerne la mostra ho il dovere morale di ringraziare tutto lo staff del museo Palazzo De’ Mayo che ha accolto l’idea con incredibile entusiasmo e questo mi ha davvero meravigliato positivamente visto che “l’inclinazione culturale” degli addetti ai lavori era di tutt’altro genere. Naturalmente non posso mancare di ringraziare gli altri enti che hanno sostenuto l’iniziativa e soprattutto l’AISLA e l’ Ass. Erga Omnes che con il loro patrocinio hanno dato lustro all’iniziativa. In ultimo devo ringraziare due persone che per me sono le più importanti: mio figlio Matteo e la mia compagna Carla.

 

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L’edizione speciale della Gazzetta dello Sport del 12 giugno 2014

Non dimentichiamo che uno dei suoi palloni di fine ‘800 presenti alla mostra (quello che tiene in mano nella foto), verrà estratto a sorte tra quanti avranno destinato una libera donazione all’Aisla durante i giorni della mostra.

Quando e come visitare la mostra?

Fino al 13 Luglio da martedì a domenica, dalle 19 alle 23, ingresso libero.

Testo e Foto: Virginia Marrone

 

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