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Tre volte al giorno

6 Lug , 2013    Autore:   

Laura chiude la porta dietro di se assicurandosi che sia ben chiusa, gira con cura la chiave dentro la serratura e inserisce il chiavistello. Lascia la borsa sul tavolo della camera da pranzo e fa mente locale su quello che deve fare, vorrebbe mangiare qualcosa ma preferisce fare prima una doccia, poi penserà al pranzo se avrà tempo.

Purtroppo molto lavoro arretrato si è accumulato e vorrebbe approfittare di un pomeriggio libero per mettersi un po’ in pari con le scartoffie….conti, conti e ancora conti, cifre senza senso che si affastellano le une sopra le altre in quei fogli bianchi tutti uguali. Apre la cabina della doccia e nota che il bagno schiuma è ormai finito, apre il mobile e tira fuori un’altra bottiglia.

Torna in camera e lentamente si spoglia, prepara il cambio e lo lascia sul letto. Indossa la cuffia per i capelli, apre il getto d’acqua calda, deposita il contenuto della bottiglia sulle mani e lo sparge sul suo corpo. Strofina bene a lavar via questa lunga giornata, a fondo, quasi a consumare la pelle con forza.

“Ho portato la cartella con i conti della signora Bonifaci?” pensa. Impiegherà una nottata a finire tutto.

“Io con il greco litigo ogni volta che apro libro”, le dice Giulio.

“Eppure se a lezione stessi più attento, magari impareresti qualcosa”, gli risponde Laura.

Lui è già stato bocciato un anno al liceo, lei è la prima della classe.

“Verresti a casa mia oggi pomeriggio? Un po’ di ripetizioni non mi farebbero male”.

“Non lo so…ho anche io i compiti da fare”

“Ma una secchiona come te se li mangia con un braccio legato dietro la schiena, i compiti”.

“Ok, ma solo un oretta, va bene? Guardiamo giusto un po’ le traduzioni”.

“Grazie, e poi c’è mio fratello a casa”. Graziano, il fratello di Giulio, era già all’università e tutte le ragazze della loro scuola impazzivano per lui, anche Laura, ma solo un po’.

“Smettila scemo!”

“A più tardi allora”

Ha sempre quel leggero brivido di freddo ogni volta che passa dalla temperatura della doccia a quella del bagno, anche se è estate e fuori ci sono 40 gradi, la sua pelle è delicata. Vorrebbe lavarsi anche i capelli, ma non ha tempo per asciugare quella lunga cascata di capelli neri, ci vuole mezz’ora e ha troppo da fare, dovrà aspettare il week end per farlo e per ritagliare un po’ di tempo per se stessa. Dopo essersi asciugata per bene si veste, indossa giusto un top e un paio di pantaloncini: vuole stare comoda e non prevede di ricevere visite. Mangiare, deve mangiare qualcosa subito, sta morendo di fame…sua madre dice che lavora troppo e che sta dimagrendo a vista d’occhio. Lei si ferma un attimo di fronte allo specchio e pensa che la sua linea è assolutamente perfetta, lo è sempre stata. Un’insalata? Troppo leggera, ha fame, un bel piatto di spaghetti? No, non ha tempo, un panino veloce e succulento, deve avere degli affettati nel frigo,magari del formaggio. Addenta il suo pranzo mentre dà uno sguardo alle notizie del telegiornale. Del succo di frutta, poi deve iniziare a lavorare. Squilla il telefonino, chi sarà? Stefania.

“Ehi bella, che fai?”

“Mangio un panino poi ho del lavoro da finire”.

“Ma hai sentito che caldo?” “Si accidenti, sono già tutta ricoperta di sudore…”

“Questa sera? Andiamo all’inaugurazione di quel nuovo locale, quello di Gianni…lui sarebbe molto contento di vederti”.

“No, non riesco davvero, sapessi quanto ho da fare….e poi in che lingua te lo devo dire che Gianni non mi interessa?”

“Tu devi essere pazza, un uomo così affascinante, io farei carte false per uno come lui…mah, vedi un po’ tu….” “Beh, prenditelo è tuo! Ora devo andare sennò non inizio mai…ho fatto la sauna al telefono con te, un abbraccio, ci sentiamo”.

“Ok, a presto bella, un bacio…” Che stava facendo? Oddio che caldo! Laura si dirige verso il bagno, si toglie il top e i pantaloncini e li lascia sulla lavatrice, lascia scorrere il getto della doccia, si mette sotto il getto e chiude gli occhi coccolata dal tepore dell’acqua calda, sparge il doccia schiuma sulla sua pelle tergendola con dolcezza.

Laura preme il pulsante del citofono, la voce di Giulio le indica di salire al secondo piano.

“Ciao” lui l’accoglie con un sorriso e i timidi baffetti macchiati dalla panna.

“Ti trovavi al dolce?”

“Cosa…” si guarda rapidamente allo specchio dell’ingresso che si trova alle sue spalle, si pulisce imbarazzato e con un risolino la invita ad entrare.

“Con permesso”.

“Tranquilla, c’è solo mio fratello, è in camera sua con le cuffie che ascolta i Prodigy”. Laura lancia un rapido sguardo verso il corridoio sperando di intravvedere Graziano.

“Seguimi in salotto”. Il tavolo dell’ampia stanza è ricoperto di libri e quaderni alla rinfusa.

“Come fai a studiare con questo caos??”

“Il mio non è caos, è disordine organizzato!Vuoi qualcosa, un caffè, del succo…”

“No grazie, dai, mettiamoci al lavoro, non posso rimanere troppo.”

“Ah, sì giusto, ecco, ti faccio vedere dove ho difficoltà” Giulio apre il libro di testo e mostra la pagina dell’esercizio a Laura.

“Ecco vedi, ho difficoltà a tradurre questa parola THNE…”

Prima che il ragazzo finisca di leggerla alla compagna Graziano entra nella stanza.

“Ciao ragazzi!”

“Ben svegliato…lei è Laura, mi aiuta a fare i compiti”. Graziano le stringe la mano, Laura arrossisce.

“Piacere”, dice lui stringendogliela. Lui apre il frigorifero e prende una lattina di birra.

“Io sono in camera mia a studiare, non fate casino, ok?” Mentre se ne va lei lo segue con gli occhi.

“Dicevo questa parola..”

“Ah, sì…però dovrei andare un attimo in bagno”.

“Certo, è la prima porta in fondo al corridoio sulla destra.” “Torno subito”.

É da poco uscita dalla doccia, sta iniziando a guardare le sue scartoffie quando il telefono suona di nuovo. Non c’è proprio speranza che possa iniziare a lavorare. È un numero che non conosce.

“Pronto?”

“Ciao, ti stai preparando alla grande serata?”

“Chi sei?”

“Sono Gianni, ho chiesto il tuo numero a Stefania, mi ha pregato di convincerti a venire stasera all’inaugurazione del mio locale”.

“Ah, ciao, mi piacerebbe ma, come ho già detto a lei, ho del lavoro arretrato da sbrigare, sarà per un’altra volta, te lo prometto”

“Senza di te però non sarà la stessa cosa…mi sarebbe piaciuto passare la serata con te”.

“Ci sarà Stefania, lei non vede l’ora che venga stasera”.

“Non è la stessa cosa per me”.

“Senti ,in questo momento non ho né il tempo né la voglia di conoscere qualcuno e la prossima volta il numero chiedilo alla diretta interessata, dirò a Stefania che mi ha dato molto fastidio che te l’abbia dato senza chiedermi il permesso”.

“Accidenti, svegliata male questa mattina?”

“Va a quel paese”. Laura termina la chiamata, posa il telefonino sul tavolo per poi riprenderlo subito e spegnerlo, così è sicura che nessuno potrà disturbarla ancora.

Mentre cerca il bagno vede la porta di Graziano aperta, lui è sul letto con la lattina di birra in mano e un libro che sfoglia distrattamente. Lui la vede e le sorride.

“Ti sei persa?”

“Cerco il bagno”.

“Beh, non è decisamente nella mia stanza”. Lei ride timidamente.

“Entra un attimo”.

“Io veramente…”

“Dai non ti mangio mica”. Laura entra nella stanza disordinata e incasinata come quella di ogni ventenne. “BENVENUTA IN MIA CASA”, esclama lui. Foto sparse di rave party sui muri, puzza di fumo, la stanza di Graziano è tutt’altro che accogliente.

“Siediti qui sul letto”. Lei si siede di fianco a lui.

“Veramente io devo andare in bagno e poi finire i compiti, anzi non li abbiamo proprio iniziati”.

“C’è tempo dai, non fare la noiosa…certo che mio fratello ha gusto in fatto di ragazze, sei davvero molto carina”. Le mette una mano sul ginocchio, il cuore le va a mille, si alza di scatto e corre via dalla stanza. In silenzio prende di nuovo posto vicino a Giulio, non è nemmeno riuscita ad andare in bagno ma non fa niente. “Riprendiamo da quella parola”.

“Dov’era? Ho perso il segno… vabbé, guardiamo questi altri esercizi, salterà di nuovo fuori”.

Laura corregge i tanti errori che il ragazzo ha compiuto nello svolgimento dei compiti, gli spiega dove sbaglia con maggiore frequenza, crede che lui la stia ascoltando ma lo sorprende a fissarla assorto. Lui diventa tutto rosso e torna a guardare il quaderno. “Scusa…dicevi?” Graziano entra con due bicchieri d’aranciata.

“Qualcosa di fresco vi aiuterà a studiare”. Laura tiene gli occhi bassi, prende il bicchiere e ringrazia senza guardare Graziano in volto che si versa da bere e invita i due a brindare con lui. Laura è nervosa, non sa perché, finisce l’aranciata con pochi sorsi. Ha un sapore cattivo.

“Allora, cosa studiate di bello?”

“Greco…stavo giusto spiegando a tuo fratello come si..s…”

“Cosa gli stavi spiegando?” All’improvviso lei non riesce più ad articolare parola, le viene sonno, si sente svenire. Sente Giulio su di lei.

“Laura, Laura, stai bene?”

“Lasciala dormire, sta bene, non vedi?”

“A me non sembra che stia bene”.

“Lascia perdere fratellino…ascoltami…approfittane…”

“Che cosa vuoi dire?”

“Non vorrai rimanere vergine per sempre!”

Successivamente Laura non sente più nulla persa nel più nero dei sonni. Fortunatamente è già riuscita a svolgere più della metà del lavoro, sulla sua destra ha messo in ordine tutte le cartelle che ha già esaminato e con sollievo vede che la pila di quelle da controllare ancora è ben più piccola. Stare di fronte al Computer con questo caldo è una tortura. Va al frigo per prendere dell’acqua, nel tragitto vede il suo telefonino sul tavolo e decide di controllare le chiamate. Lo accende, beve un sorso d’acqua, sente il telefono squillare, due messaggi. Una chiamata di sua madre, un MMS. Una foto, Stefania e Gianni abbracciati, lui le tiene una mano su di un fianco, un breve testo: manchi solo tu. Decide di chiamare sua madre ma trova spento, in quel momento si rende conto di quanto sia tardi. Forse è meglio andare a dormire, non ce la fa più, ha ancora un paio di giorni per mettere tutto a posto, basterà rinunciare ad un altro po’ di vita sociale nel fine settimana, ma per lei non è un problema.

Laura si sveglia sul divano. È intorpidita, le gira la testa, nella stanza non c’è nessuno. Sente una fitta in mezzo alle gambe, guarda giù, c’è del sangue…si stringe le mani al ventre, le fa male. Lentamente si alza, cerca segni di vita in casa. Graziano è nella sua stanza, la vede.

“Ehi, stai bene? Sei svenuta, magari è stato il caldo…comunque se cerchi Giulio è uscito”.

“C..cosa…”

“Che hai lì? Forse dovresti cambiare marca di assorbenti!”

“Che cosa mi avete fatto…”

“Che intendi…io non so nulla…senti, tu non stai bene, forse è meglio che vai a casa”.

Lei non risponde, si gira e si dirige nella camera da pranzo, dove raccoglie le sue cose. Un quaderno è aperto su quella parola che il suo compagno di classe non riusciva a tradurre, la legge…THNESKEIN.

Sono le due, è proprio ora di andare a dormire. Si dirige verso il bagno, apre la cabina della doccia, apre il getto dell’acqua calda e lo accoglie su di sé. Si siede abbracciando le proprie gambe piegate, l’acqua sul suo corpo nudo le dona sollievo. Chiude gli occhi, tira indietro i lunghi capelli sciolti ora appesantiti dall’acqua, i suoi pensieri vengono interrotti da un improvviso ricordo, come un lampo, qualcosa che ricorda gli anni della scuola, greco le sembra… è una parola che, tradotta, significa morire.

 Photo (Wikipedia Commons):
Shower Towel

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