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Rilocalizzare in Abruzzo: GAS e distretti solidali

13 Gen , 2014    Autore:   

Dopo avervi dato degli spunti su come Riutilizzare le vostre vecchie cose, per questa seconda tappa del nostro viaggio verso la decrescita, vi parliamo del concetto di Rilocalizzazione, un’importante chiave di volta nel percorso verso una società più sana.

Rilocalizzare significa essenzialmente ricominciare ad utilizzare e consumare prodotti locali, eliminando quindi quei lunghi e costosi passaggi che avvengono dal produttore al consumatore quando si acquistano prodotti dalla filiera della grande distribuzione. La rilocalizzazione riguarda anche le idee, l’identità culturale e l’economia: da quando tutto intorno a noi è diventato globale e globalizzato, si è perso anche il concetto stesso di locale. Le realtà locali sono infatti considerate ormai solo come parte di un totale più ampio e tutti i potenti della terra si sforzano di ragionare in maniera globale, un esempio è la selvaggia spersonalizzazione delle identità culturali: ragazzi che, pur vivendo in aree del globo molto lontane e diverse tra loro, vestono allo stesso modo, hanno lo stesso taglio di capelli e lo stesso cellulare, ascoltano la stessa musica e, a volte, hanno addirittura gli stessi modi di fare.

Dimmi quello che mangi, ti dirò chi sei

La cosa che si è allontana di più dalla dimensione locale è l’economia: le piccole aziende locali vengono assorbite dai grandi imperi multinazionali, uniformandosi alla politica dei colossi aziendali che le detengono. Questi colossi, nella maggioranza dei casi, sono stranieri e tendono a limare le differenze culturali, al fine di proporre lo stesso prodotto/servizio a tutte le latitudini, con il risultato di uccidere la diversità locale. Capita sempre più raramente, infatti, andando a fare la spesa nel piccolo negozio sotto casa, di trovare prodotti locali eppure, soprattutto in questo periodo di crisi, dovremmo eliminare i lunghi viaggi dei cibi e delle bevande oggetto dei nostri consumi, evitando così che il denaro speso nelle nostre città sia guadagnato da aziende di altre regioni o, addirittura, di altre nazioni. Diminuendo il percorso che il nostro cibo deve compiere, si decimerebbero anche le spese per i trasporti nonché l’inquinamento prodotto dalle migliaia di mezzi destinati al trasporto di merci che circolano ogni giorno lungo le arterie stradali del nostro Paese. Da anni ormai si parla, infatti, di prodotti a km zero, intendendo con questa dicitura dei beni realizzati nello stesso territorio in cui sono consumati. Questa pratica è utile a incrementare l’economia locale e capace di risanare quella globale. Globalizzare, infatti, non deve obbligatoriamente significare accorpare e omologare le differenti realtà locali, ma può denotare un insieme mondiale di piccole realtà locali autonome, diversificate ma fortemente interconnesse tra di loro.

Gruppi acquisto solidale (G.A.S.)

In Abruzzo abbiamo degli illuminanti esempi di Rilocalizzazione nei Gruppi di Acquisto Solidale, i cosiddetti GAS: questi gruppi sono formati da un insieme di cittadini abruzzesi, spesso costituitisi in associazione, che prendono contatti con gli agricoltori, gli allevatori, gli artigiani e i produttori locali, per acquistare direttamente da loro i prodotti/servizi di cui hanno bisogno, riuscendo ad ottenere prezzi “all’ingrosso” e una qualità direttamente certificata. Il GAS nei fatti svolge il ruolo di distributore, sviluppando rapporti con i produttori, parlando con loro e testando i prodotti secondo i parametri della sostenibilità ambientale, della critica all’attuale modello di sviluppo uniformante e dell’ecologia. Il primo criterio rispettato da tutti i membri di un gruppo di acquisto è la solidarietà verso i piccoli produttori che forniscono i prodotti, verso i popoli del sud del mondo e verso tutti quei soggetti che, a causa dell’ingiusta ripartizione della ricchezza, subiscono le conseguenze inique del modello di sviluppo globale.

Distretti Economici Solidali

I GAS non sono altro che l’esemplificazione del concetto di Distretti Economici Solidali. Un Distretto Economico Solidale è l’unità costitutiva di una più ampia Rete Economica Solidale il cui obiettivo primario è quello di creare una connessione tra le varie realtà locali che ne fanno parte e realizzare circuiti economici alternativi ai cosiddetti “distretti commerciali” proposti ed imposti dalla globalizzazione. In questo modo si crea una rete di scambi in cui, le esigenze di tutte le figure che ne fanno parte (produttore, consumatore e commerciante), vengono il più possibile soddisfatte tramite la richiesta reciproca, permettendo inoltre di stabilizzare la ricchezza sul territorio e farla reinvestire sempre a livello locale. Un Distretto Economico Solidale è inoltre spesso caratterizzato dall’utilizzo di una cosiddetta moneta locale (o moneta complementare). Questa valuta, ovviamente, non sostituisce quella ufficialmente riconosciuta a livello nazionale, ma è diffusa a livello locale e funge puramente da strumento di scambio volontario. Lo scopo unico delle monete locali è infatti lo scambio di servizi e beni, non il risparmio o l’investimento. Solitamente queste valute complementari hanno un valore di scambio con la valuta ufficiale (di solito hanno lo stesso valore) e vengono distribuite in uguale quantità tra tutti coloro che fanno parte della comunità ed utilizzate con un’accettazione che varia dal 10 al 30%. In Italia già diverse Regioni quali Lombardia, Lazio, Piemonte, Trentino, Toscana, Marche e Campania, stanno attuando da diversi anni delle sperimentazioni sui Distretti Economici Solidali con risultati più che incoraggianti.

Photo (from youruownfood.org):
April | 2013 | Your Own Food

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