Linguaggi

Lemmario dell’Abruzzo Immaginario #4

14 Gen , 2014    Autore:   

Mentre con i colleghi dell’Ufficio per l’Abruzzo Immaginario si pasteggiava grassamente per santificare la festa del Natale, mi passò sotto il naso il Parrozzo, obsoleto ma glorioso prodotto della maestria culinaria delle Alpi Abruzzesi. Subito, anzi tosto, ho sentito il dovere di approntare una voce a riguardo sul Lemmario e, spingendo i miei compari all’azione, con la tavola ancora imbandita abbiamo afferrato calamai, libretti ed enciclopedie stagne per buttare giù una ricerca avulsa su questa capsula dolciaria dall’assetto misterioso.

Parrozzo s.m. (indicazione gastronom.) Dolce tipico. | Strumento di tortura. STORIA In forma selvatica era reperibile su tutto il territorio: lo si trovava a certe altezze su conifere peculiari dove cresceva in luogo delle pigne o come tubero sotto la terra tra le erbacce al fianco dei filoni di asparagi. Determinate volte, giacché capitava di poterlo vedere volare libero nell’aria, era catturato con l’ausilio di ragni della valle peligna che fanno grosse tele atte all’acchiappamento tra le cime dei fichi o delle limonaie. Narrano i “vecchi antichi” che un tempo il p. si potesse recuperare dal lavoro di miniera, tramite aguzzi picconi (gli scagnaparrozzi); gli abruzzologi però convengono che questa dei giacimenti di p. pare proprio esagerazione tipica del racconto da bisboccia. ESTINZIONE In seguito ad un’epidemia di peste centrifuga che colpì la sfera aprutina nel 1556, tutti gli esemplari di p. morirono, sparirono o si rifugiarono in plaghe talmente desolate da renderne impossibile il reperimento allo stato brado. Da quell’anno infausto l’Abruzzo venne a soffrire di penuria di p., cosa che gettò nella disperazione i suoi abitanti. RECUPERO Nel 1845 l’avventuriero e mazziniano nativo di Caramanico, Silvino Olivieri – pochi anni prima di partire per il Brasile ove costituirà la Colonia di Nuova Caramanico – mosso da spirito umanitario e da un paio di bottiglie di vino dei suoi contadini, assemblò un p. costituito da una polpetta di semolino coperto di cioccolato e la donò al popolo. La plebaglia accettò il presente ma, in virtù degli ingredienti, tramutò il prodotto dolciario in uno strumento di tortura da somministrare ai propri parenti in coda al pasto. Visto l’utilizzo che ne facevano i cafoni, l’Olivieri volle sfruttarne le peculiarità offensive del p. durante un tentativo di colpo di stato ai danni di Ferdinando II, dove però a perire fu Luciano di Samotracia, assaggiatore ufficiale del monarca. Parti del p. utilizzato nel tentativo di golpe, è visionabile in una teca al Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara. LETTERATURA Si conosce solo un libro attorno a questo dolce tipico: Diginità del Parrozzo (Tabula Fati, 1911) di Grinna Santori, compare di Gabriele D’Annunzio, inventore della Cedrata Santori, che di lavoro faceva maniscalco e di passione l’estimatore di Parrozzo. OGGI GIORNO Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, durante la sua famosa visita in Abruzzo del 1982, bollò il p. come “Il peggiore prodotto tipico d’Italia.” sancendo il capitolo finale della commercializzazione del prodotto. Oggi il p. è reperibile solo negli autogrill dell’arco abruzzo-appenninico. Si reputa invece estinto da secoli ormai il p. selvatico. L’ultimo esemplare documentato è una reliquia imbalsamata, andata perduta, recuperata in un vecchio laboratorio d’arti di Petroro durante uno sgombero nel 1734. In un documento d’archivio si parla di: Parrozzo. Imbalsamato in data 3 giugno senza anno. Tarlato. Particolarmente brutto. Valore stimato: 3 pozzanghere. 

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