Abruzio#1-MaxSanvitale.

Linguaggi

2084 #1 – ESC

6 Lug , 2013    Autore:   

Il primo appuntamento con 2084, romanzo Sci-fi a puntate di Max Sanvitale:  siamo in Abruzio, la megalopoli di venti milioni di abitanti nata dalla fusione delle due regioni limitrofe ormai fuse da un’urbanizzazione selvaggia Lazio e Abruzzo. Il cemento ha sommerso tutto. Case, grattacieli, parchi divertimento, residence, hotel, depuratori, inceneritori, fabbriche, centri relax, campi da calcetto erano ovunque e solo i monti, perenni divisori naturali, non erano stati presi d’assalto.

ESC

« … Sono un tenente della Resistenza per l’Italia Libera. Sono nato in Abruzio, la grande megalopoli del Centro Italia, quarant’anni fa. Se qualcuno mi ascolterà, sappia che queste potrebbero essere le mie ultime parole. Parlo a un registratore olografico, anno di fabbricazione: 2078. Siamo stati attaccati. Le forze del Credo Democratico hanno fatto irruzione nella nostra base, livello quattro, quadrante Sud-Est della costa Adriatica. Ho sentito urla, spari, esplosioni. C’è fumo ovunque.

Ho con me un fucile blaster d’assalto e una pistola con proiettili al cianuro. Siamo rimasti in sette. Oltre chi vi parla, ci sono cinque soldati semplici e un caporale…» Mi zittisco. Poggio il registratore. Riesco a vedere fino al portellone blindato del Comando Centrale della Resistenza. Ci siamo sigillati all’interno di questa struttura, abbiamo creato barricate e predisposto mine antiuomo a rilevamento di calore appena a un metro dietro la porta. Allineati e coperti, attendiamo la fine dei nostri giorni. Fuori abbiamo lasciato quattro androidi d’assalto, dovrebbero garantirci un certo vantaggio, mentre cerchiamo una via di fuga, magari attraverso i condotti d’areazione. Dovrebbero darci una possibilità di uscirne vivi. Ma in cuor mio, so bene che siamo intrappolati come mosche sul miele. Non ho molto tempo. Sono arrivati.

Gli androidi stanno resistendo. Spari, esplosioni, spari ancora. Chiudo gli occhi, mi passo una mano sulla fronte imperlata di sudore. Vedo con la mente gli androidi che rispondono al fuoco con tutta la loro veemenza. Ma cadono come insetti, schiacciati dalla forza del numero. Una poderosa deflagrazione, il portellone a tenuta stagna si deforma per lo spostamento d’aria. L’impianto di purificazione degli ambienti è andato. Abbiamo poco ossigeno. Nervosismo e tensione albergano nelle menti dei miei uomini. Mi sento sperduto, fottuto. Sento lo sfrigolare del laser sul metallo. Una linea incandescente percorre il perimetro del portellone seguendo uno spostamento rettangolare… Sono quasi dentro.

Imbraccio il fucile blaster, mi acquatto dietro una barricata, punto l’arma verso quei porci. I miei uomini mi imitano, nei loro volti nessuna speranza: solo la voglia di vedere cadere giù nella polvere il maggior numero possibile di bastardi… mi fermo, immobile. Mantengo l’arma puntata verso il nemico. D’un tratto, comincio a ricordare come tutto questo sia cominciato grazie a un clamoroso mal di testa.

 

 

 

 

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